call for authors and artists
Sei unə creatorə di giochi o unə illustratorə? Vuoi fare qualcosa per far sentire la tua voce? Partecipa al concorso e trasforma la tua inventiva in un atto di solidarietà!
SCOPO DELLA CALL
Questa chiamata nasce con un intento duplice:
1. Sensibilizzare e divulgare, attraverso il linguaggio del gioco, le dinamiche e le conseguenze della guerra, con particolare attenzione al genocidio in corso in Palestina.
2. Attivare una rete solidale, utilizzando i giochi raccolti per organizzare una campagna di raccolta fondi a favore della causa palestinese.
Il progetto si rivolge a chiunque desideri contribuire con una voce chiara e impegnata contro l’oppressione, la guerra, il colonialismo e ogni forma di disumanizzazione, in particolare contro l’orrore che Israele e i suoi alleati occidentali stanno perpetuando in Palestina.
L’annuncio delle opere selezionate avverrà durante il Play di Bologna 2026.
RICAVATO E BENEFICENZA
Il ricavato sarà interamente devoluto a sostegno di iniziative umanitarie a favore del popolo palestinese (The Sameer Project)
Il contributo autoriale è da intendersi come gesto volontario, politico e collettivo e non sarà previsto alcun compenso.
Perché un gioco?
Perché il gioco è un linguaggio potente.
È un atto di empatia, un modo per far vivere storie, per immedesimarsi, per comprendere dove spesso la sola parola non basta.
Giocare può diventare un gesto di memoria, di lotta, di costruzione collettiva.
LINK & APPROFONDIMENTI
Se ritieni di non saperne abbastanza su quello che sta accadendo, forse è l’occasione giusta per informarti e acquisire consapevolezza.
Ti lasciamo qua di seguito alcuni link dove potrai reperire informazioni.
LIBRI
- “La pulizia etnica della Palestina” (Ilan Pappè)
- “J’accuse” (Francesca Albanese)
- “A Genocide Foretold: Reporting on Survival and Resistance in Occupied Palestine” (Chris Hedges)
- “Gaza: The Story of a Genocide” (Fatima Bhutto & Sonia Faleiro)
- “The Logic of Zionism: From Nationalist Myth to the Gaza Genocide” (David North)
- “Gaza davanti alla storia” (Enzo Traverso)
Vuoi segnalarci altro materiale interessante da inserire come reference? Scrivici ^_^
GIURIA
La mia tesi di laurea triennale riguardava l’uso formativo, didattico e mediatico dei giochi di ruolo dal vivo (LARP).
La mia tesi di laurea magistrale analizzava invece la presenza del game designer nei giochi di ruolo per due persone.
Co-organizzatore delle edizioni 2016 e 2017 della Global Game Jam a Copenaghen.
Giudice per il Game Chef: Pummarola Edition dal 2017 al 2019.
Giudice per l’edizione 2018 della 200 Word RPG Challenge.
Giudice per il concorso Play4Change 2021.
Credo fermamente che i giochi siano un mezzo espressivo potente e che possano essere molto più che semplice intrattenimento.
Matteo Menapace progetta giochi cooperativi per esplorare in modo ludico le sfide del mondo reale.
È docente di game design ed è stato game designer in residence presso il Victoria & Albert Museum di Londra.
Matteo è co-autore di Daybreak / e-Mission, un gioco cooperativo sulle sfide politiche della lotta ai cambiamenti climatici, vincitore nel 2024 del Spiel des Jahres (SdJ) come miglior gioco per esperti.
È stato espulso dalla giuria dello SdJ per aver indossato, durante la cerimonia, una maglietta con il simbolo .
Letizia Vaccarella è una ricercatrice specializzata in metodologie di co-design, UI, UX e comunicazione accessibile.
Vincitrice del Play4Change 2022 con Pink – un gioco da ragazze? (2022 – realizzato con Valeria Cammarosano e Benedetta Francione) e nel 2025 con Fodynest: Weaving the Change (realizzato con Giulia Teverini), unisce ricerca e game design per il cambiamento, con particolare attenzione alle tematiche di equità e giustizia sociale.
Nel “tempo libero” co-organizza IN/VISIBIL3 e si dedica all’attivismo transfemminista e alla formazione sulle discriminazioni di genere e LGBTQIA+.
Nota dell’organizzazione
Mi sono chiesto cosa possa fare in prima persona per non restare semplicemente a guardare dinanzi all’orrore di ciò che stanno perpetuando. Cosa diranno i nostri figli, un giorno, quando guarderanno al passato e ci chiederanno cosa abbiamo fatto per questa ingiustizia?
Come fare a non essere complici di uno stato che decide di non prendere una posizione netta contro il massacro? Ci sono molti modi per collaborare. Informarsi è uno di questi. Ma a volte non basta.
Da appassionato di narrativa e di game design, sono convinto che i giochi siano uno strumento di comunicazione molto potente. Esistono già opere che lo dimostrano: giochi come “This War of Mine” o “Prima vennero” ci ricordano che il gioco può denunciare, educare, creare coscienza critica.
Per questo ho pensato che, nel mio piccolo, avrei potuto contribuire in questo modo: con un gioco. Da lì, è nata l’idea di coinvolgere altrə autorə, per dare maggiore risonanza alla cosa.
Abbiamo l’opportunità di farci sentire e dire “non staremo a guardare”. Abbiamo l’opportunità di prendere posizione e fare capire che tramite il gioco possiamo essere in grado di comunicare, mediare, amare.
Se, come me, ti stai chiedendo cosa puoi fare di concreto, questa è una delle tante strade percorribili.
Andrea Carbone